Almeno da pubblicano

23/03/2026

                    «Il pubblicano, invece, fermatosi
                    a distanza...» (Le 18, 13)
I
Non chiedo che tu mi guarisca:
 
offesa sarebbe la domanda
che esaudire non puoi:
 
chiedo che tu mi salvi
che non mi lasci per sempre
soggiacere a questa
quotidiana morte:
 
chiedo che il Nulla non vinca
e io non abbia più
a incenerirmi di desideri
 
e viva infelice anche là
come ora, qui,
solo e lontano.
 
II
Tu sapessi cosa mi costi in rimorsi
e quanto io a te costi per grazia:
 
che la gara non si interrompa:
 
Io a pentirmi
e tu a usarmi pietà
 
pure se necessità è per me
il fallire
 
e per te,
continuare a perdere.
 
III
Così ti penso: un Dio
sempre esposto a follie,
ad accontentarsi di come siamo,
a perdere sempre:
 
o Luce incandescente
e pietosa
 
se tu sopporti
ciò che io sono
anch'io per te sopporto
di non sparire.
 
IV
Ti prego, non lasciarmi
nell'angoscia:
 
tu sai che nulla
di questi inganni
mi soddisfa:
 
che sono inganni lo so,
e tutti e due sappiamo
che non posso
non ingannarmi.
 
                                           (da “Ultime poesie (1991-1992))
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