Oh, questi fratelli che vanno a nozze
come a un giorno d’allegria!
così invece io vado a Morte.
È la carne il punto degli incontri,
la carne bianca d’avorio
riassunto della vita, e quella
nera d’ebano o del color della terra.
Oh, questi fratelli che nulla sanno
della Morte, vero anello
di più profonde nozze, ove
ognuno entra nel più grande talamo.
Raggiunge il suo possesso
ed è raggiunto
dall’affannoso Amore.
È per la Morte che Cristo è nato
per la gioia di morire, per sentire
questo dolcissimo ritorno.
So che il corpo è la cattedrale viva
e so che Dio non lo posso mai baciare,
fratelli, so tante cose! Il corpo
è il grappolo dell’anima, dove
la stessa vita si condensa,
e il sangue è vino profumato.
E il corpo a renderei visibili, il corpo
la casa ove Dio e l’uomo
siedono a mensa.
Ma la Morte è come varcar la soglia
e uscire al sole.
La Morte, atto d’amore,
ingresso all’universale Presenza.
Quel farsi silenzio, intrisi
di pietra, di radici,
leggeri come la luce,
non circoscritti, non più soli.
È la Morte un attimo d’aurora
che appena dispiega il nero involucro
della notte ai suoi piedi abbandonato.
Pura essenza, scheletro bellissimo,
bianco, indistruttibile.
O fratelli, Cristo si è incarnato
per uscire dalla vita
e assorbire la Morte,
per giudicare la vita da lontano
come una cosa perduta
e mettersi a cercarla.
Egli se n’è andato da Lui
per sentire la gioia del richiamo,
e gustare tutti i giorni
il Suo bacio fulminante.
Egli non ha lasciato più la carne
da quando è nato, d’allora
non ha lasciato un giorno di morire.
(da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988”)