Così un tempo cantavo:
Tu sei il segreto della pietra
sei lo stesso respiro dell'uomo
il gemito ultimo di ogni desiderio
lo splendore della luce come te invisibile;
e insieme il mostruoso dolore delle cose
segnate dal Nulla e dalla Morte...
Ma ora il Serafino passi col suo carbone ardente
anche sulle mie labbra tremanti
e fuori dal tempio si dispieghi il canto.
Presunzione mi preme a dire quale
creando, rinuncia si impone
alla tua onnipotenza e come,
di contro, nessuno può ritenerti colpevole
di questo imperioso intrico di mali.
Oh, quale per te tenerezza mi ispira
il carico di errate preghiere
onde si crede di renderti onore:
anche Tu finito nella polvere
come tuo figlio stramazzato a terra:
quell'unico figlio, il prediletto figlio
sola risposta al tuo infinito silenzio.
(da “Ultime poesie (1991-1992)”)